L’assegno di mantenimento deve essere proporzionato alle reali capacità economiche dell’obbligato. Quando si sospetta che l’ex coniuge nasconda redditi, possieda patrimoni non dichiarati o mantenga un tenore di vita incompatibile con quanto dichiarato, le indagini patrimoniali di Ponzi forniscono le prove per richiedere la determinazione o la revisione dell’assegno.
L’art. 156 c.c. prevede che il giudice stabilisca il diritto a un assegno di mantenimento a favore del coniuge che non ha redditi adeguati. L’art. 155 c.c. disciplina il mantenimento dei figli. La Cassazione (n. 11504/2017) ha chiarito che la nuova convivenza more uxorio dell’ex coniuge è circostanza rilevante per la revisione. L’art. 710 c.p.c. consente la modifica dei provvedimenti al mutare delle condizioni. L’onere probatorio per la revisione grava su chi la richiede.
Ponzi conduce indagini patrimoniali analizzando proprietà immobiliari, partecipazioni societarie, disponibilità finanziarie visibili, tenore di vita effettivo (auto, vacanze, ristoranti, acquisti) e altre fonti di reddito, anche non dichiarate.
Sì. La Cassazione (n. 11504/2017) ha stabilito che una nuova convivenza more uxorio stabile è elemento rilevante per la revisione dell’assegno di mantenimento. Ponzi documenta la coabitazione con prove fotografiche, riscontri sulle utenze e verifica della condivisione delle spese.
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